16 giugno al 4 luglio 2019 Auditorium S. Maria Maddalena di San Gemini

16 giugno al 4 luglio  2019 Auditorium S. Maria Maddalena di San Gemini - palazzocanova
In occasione delle celebrazioni per il 500° anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci,
l'Associazione Culturale “A.Canova '91”, in collaborazione con il Sangemini Palace Hotel 5*- con il Patrocinio del Comune di San Gemini- organizza la Mostra Multimediale “Canova e il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci” .
Sarà in Mostra il Codice Atlantico (copia anastatica) edito dalla Casa editrice Ars Illuminandi. Il Codex Atlanticus è la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci, ed è conservato presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano. Come tante altre opere d’arte e scientifiche, fu oggetto delle spoliazioni napoleoniche e fu riportato in Italia dallo scultore Antonio Canova, in qualità di Sovrintendente generale del patrimonio archeologico e artistico dello Stato Pontificio.
Saranno a disposizione gli Oculus che danno la possibilità di immergersi nella vita di Leonardo tramite la realtà virtuale; gli ologrammi,tecniche di visualizzazione che permettono di percepire la terza dimensione di disegni e sculture.
Nella Mostra vi saranno anche filmati, immagini che permettono una conoscenza approfondita di Leonardo da Vinci.
All'interno del Sangemini Palace Hotel 5* , in Via Casventino, 50/52, sarà possibile vedere un'altra parte della Mostra. 
 
INAUGURAZIONE MOSTRA 16 GIUGNO ORE 16:30
ORARI MOSTRA
dalle ore 11:00 alle ore 13:30
dalle ore 16:30 alle ore 19:00
 
INGRESSO MOSTRA € 3,00
VOLUME “ Canova e il tesoro ritrovato” € 23,00
(il catalogo della mostra, ricco di articoli e approfondimenti)
VOLUME “ Antonio Canova in Umbria.
Le possessioni di San Gemini” € 17,00
(sul rapporto tra l'artista di Possagno e l'Umbria)
 
INGRESSO MOSTRA + VOLUME + APERITIVO
PRESSO “SANGEMINI PALACE” € 15,00
(Acquistando l’ingresso alla mostra ed il volume, si avrà la possibilità di degustare un aperitivo analcolico all’interno del giardino del
Sangemini Palace Hotel)
 
PACCHETTO GRUPPI € 20,00
(Acquistando il pacchetto gruppi si avrà l’ingresso mostra + volume + rinfresco di food and beverage presso il San Gemini Palace)
Ogni 15 persone paganti, si avrà diritto ad un ingresso omaggio e rinfresco.
Informazioni al: 0744.33.11.46
La prenotazione del pacchetto INGRESSO + VOLUME + APERITIVO consente di saltare la fila .
Prenotazioni a: info@sangeminipalace.it
 
Modalità di prenotazione previa preautorizzazione su carta di credito/debito.
 
 
 palazzocanova587.sitonline.it
 

1 dicembre 2018-6 gennaio 2019

https://www.facebook.com/Palazzo-Canova-775749209219366/

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Il 21 dicembre 1534 Paolo III concede il Vicariato della Terra di Sangemini a Ferdinando Duca di Gravina e Giovanni Antonio Orsini Bolla di Paolo III, in cui dopo aver ricordato i beneficii resi alla S. Sede e i vantaggi recati al ducato di S. Gemini dai fratelli Ferdinando e Gio. Antonio Orsini, estende in perpetuo, durante la linea Orsini, l'enfiteusi di detto Ducato, concessa da Clemente VII a terza generazione

 Dalla ricca documentazione dell’Archivio Orsini siamo a conoscenza  del fatto che, sotto il pontificato di Innocenzo X, nel 1645 Ferdinando Orsini era ancora duca di Sangemini e a sua moglie Giovanna della Tolfa, viene concessa la possibilità di visitare il Convento della Maddalena. 

 Il ritrovamento di una pianella  su cui è stata incisa la data 1645, conferma la ricostruzione in quegli anni della parte più antica del Castello- Palazzo, che si affaccia sulla piazza S. Francesco.

Siamo negli anni del ducato di Ferdinando Orsini, non siamo in grado ad oggi di documentare se il duca abitasse già una parte del Palazzo.

Con il Papa Alessandro VII, nel 1658 al cardinale Virginio Orsini viene accordata la facoltà di amministrare i beni del ducato di S. Gemini, d'ingerirsi nelle cause civili e criminali, eccetto quelle di sangue.

La riedificazione del castello-palazzo fu portata a termine nel 1695, come testimonia un’incisione sulla pietra collocata all’esterno della facciata che dà sull’attuale Via del Tribunale.

Sulle cornici delle tre finestre che si affacciano sulla stessa via, vi sono scolpite, nella stessa pietra della cornice tre testine con la mitria. La fattura non è certo artistica ma dà, secondo chi scrive, un’indicazione abbastanza preziosa su cui possono essere fatte due ipotesi: il Palazzo apparteneva ad una famiglia molto importante, tra i cui esponenti vi era un alto prelato, oppure le sculture sono un omaggio al Pontefice.  Sono gli anni in cui il ducato apparteneva a Giovanni Antonio Orsini e siamo sotto il pontificato di Innocenzo XII.

Purtroppo un “accurato” furto, in tempi forse a noi molto lontani, ha privato una delle tre finestre della mitria, l’altra del volto, per ricostruire la scultura.

La costruzione seicentesca, terminata nel 1695, si affaccia sul Viale intitolato all’artista e domina la piazza del Comune di San Gemini. Dal Brogliardo Urbano del Catasto Gregoriano (reg.n.168) sappiamo che il “Palazzo Canova” era considerato “casa di villeggiatura” (contraddistinto dalla particella catastale n.128) di 17 vani distribuiti su due piani. Il Palazzo appartenne a Bartolomeo Terzi e successivamente ad Antonio Canova. All’artista appartennero anche altre proprietà circostanti senza alcun rilievo architettonico. Dopo la morte dell’artista, il fratellastro Sartori Canova mantenne a lungo le proprietà fino alla vendita ai Padri Cistercensi.

L’attuale destinazione del Palazzo è contenuta nel “cessato catasto urbano”in cui , dal registro partite n.179, risulta che l’immobile è intestato a Severino Medici. Soltanto con gli ultimi proprietari, la famiglia Medici , la memoria del grande artista di Possagno viene riattivata. Inizia quell’incessante ricerca dei documenti, di testimonianze che rimettono insieme le tracce della storia “già scritta” nella casa: una grande carta con la tipologia dei terreni appartenenti all’artista, a lui dedicata da Pio VII, quando era già stato nominato marchese di Ischia di Castro; una statua di  fattura ellenistica, collocata dal Canova nel giardino soprastante la “lisciaia”alcuni documenti originali. Sappiamo che con la guerra e la presenza delle forze di occupazione francese, durante il periodo Napoleonico e le guerre successive, fino all’ultima che non risparmiò al Palazzo l’occupazione tedesca, oggetti appartenuti all’artista sono stati portati via. Un altro saccheggio di cui siamo a conoscenza riguarda una grande biblioteca appartenente ai monaci cistercensi che avevano acquistato il Palazzo dai Canova e che Severino Medici aveva acquisito nel momento in cui era diventato proprietario del Palazzo. Nei momenti tragici della guerra, la presenza e occupazione del Palazzo da parte dei tedeschi, la famiglia Medici dovette riparare al Nord ma al rientro nulla fu più ritrovato. Non solo gli uomini pagano alti prezzi ai conflitti anche gli oggetti con il sapere e la conoscenza che contengono.

 

TGR Umbria

Antonio Canova fu del patrimonio culturale l'interprete più acuto e sensibile. Dalla conoscenza e dalla lettura dei classici trasse l'ispirazione e trasformò “in carne”, come era solito dire, le sue sculture, tutta la sua opera.
Nei gruppi scultorei del grande artista veneto, vi è la trasposizione, il passaggio dall'ideale di bellezza alla “vera natura". Bello è per Canova ciò che Platone, nel Fedro, intendeva per
esperienza umana di Kalòs (bello), cioè una complessa attitudine che intreccia nell'anima umana l'attrazione sensibile e la reminiscenza ideale; la bellezza è uno stato di grazia, un sereno dominio delle passioni che supera l'umana fragilità.
Nella Venere italica, “invenzione” artistica di Canova, nata nel 1802 per sostituire la Venere de’ Medici, appartenente all'età ellenistica, requisita dai francesi e trasportata a Parigi, la bellezza è comunicazione non solo di forme, in essa s'incarna simbolicamente l'opposizione della nazione italiana in cui i valori culturali erano profondi, la resistenza antinapoleonica.
La scultura antica del gruppo del Laocoonte, è certamente da collegare alla mitologia.
Si narra che, quando i troiani portarono nella città il celebre Cavallo di Troia, Laocoonte corse verso di esso scagliandogli contro una lancia che ne fece risonare il ventre pieno; proferì quindi la celebre frase Timeo Danaos et dona ferentes («Temo i greci, anche quando portano doni»).
Pallade Atena, che parteggiava per i greci, punì Laocoonte mandando Porcete e Caribea, due enormi serpenti marini, che uscendo dal mare avvinghiarono i suoi due figli, stritolandoli.
Laocoonte cercò di accorrere in loro aiuto ma subì la stessa sorte. Secondo un'altra versione i due serpenti furono inviati da Poseidone, che punì Laocoonte per essersi sposato contro la volontà divina, i troiani presero questo come un segno, tenendo così il cavallo tra le loro mura.
Le notizie del rinvenimento del gruppo scultoreo, nel 1506, testimoniano che era danneggiato in varie parti e per questo nel corso degli anni necessitò di molti restauri importanti, prima e dopo il trasporto in Vaticano dove attualmente si trova. Tra i restauri più importanti per l'autore che li eseguì, furono quelli di Michelangelo: al grande artista, tra molte ipotesi, si fa risalire la ricostruzione di” un braccio”.
Come molti altri capolavori della collezione pontificia, il Laocoonte, requisito dai francesi, prese la strada di Parigi nella primavera del 1798, il 27 e il 28 luglio sfilò per le strade di Parigi per essere portato al Musée Napoléon.
Alla fine del 1815, Antonio Canova inviato da Pio VII per il recupero del grande patrimonio
requisito da Napoleone, tra gravi difficoltà riuscì ad organizzare il ritorno in patria di molte opere, tutte trasportate su dodici carri, tra cui quello su cui erano la Venere de'Medici, Apollo del Belvedere, Laocoonte. Nella notte del 23 novembre, durante l'ascesa sul colle del Moncenisio, a Susa, la cassa che conteneva il Laocoonte, precipitò dal carro subendo gravi danni, specialmente nella figura del padre, la cui parte inferiore si staccò completamenie.
Perseo che uccide la Medusa, opera di Antonio Canova, fu acquistata da papa Pio VII nel 1802 e fu collocata in sostituzione dell'Apollo del Belvedere, portato via dai francesi.
La statua e'un'avventura , un mito, ha un valore narrativo. Ispirato dalla poesia e dalla lettura che Tomaselli , l’'abate Foschi e poi suo fratello G.Battista Sartori, facevano dei libri d'Arte, di letteratura, di storia, di filosofia, l'artista scolpiva, modellava, disegnava, discorreva.
Perseo si potrebbe dire “più che una statua è un libro tradotto in marmo”. L'intreccio di raccontimitologici, i calzari alati, un elmo che rendeva invisibili, una borsa di pelle (Kibisis) per mettervi la testa di Medusa, sono i segni distintivi della narrazione mitologica del viaggio sul cavallo alato di nome Pegaso.
Canova celebrava in tal modo la libertà dell'artista: il filo conduttore per la storia di Perseo era stata soltanto la narrazione dei miti. Relativamente ai canoni della scultura, il Perseo canoviano s'ispirò alla composizione dell'Apollo, sia per la posizione del braccio sinistro, sia per la clamide che avvolge il braccio, sia per la nudità.
La creazione delle opere di Canova è sempre svincolata dalla copiatura degli antichi, nei suoi Pensieri sull'Arte precisava : ciò che “ bisognava imitare era la sola natura e non un particolare maestro"e se proprio uno vuole seguire la scuola di qualche maestro, questo “ti additerà come la natura s'imita, e come fu da esso imitata e veduta”
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